Da caserme a hotel di lusso
La crisi economica ha una maniera piuttosto bizzarra di mostrarsi, in questo bizzarro Paese. Già, perchè per recuperare un po’ di liquidità da reinvestire, il governo ha deciso di affittare una grossa fetta del patrimonio immobiliare del Ministero della Difesa.
Sì, avete capito bene. Dove ora c’è una caserma, domani potreste veder sorgere un complesso alberghiero o i piccoli imperi turistici di qualche facoltoso. L’idea è quella di affittare circa mille edifici, di cui 200 di prestigio, che ora fungono da caserme, forti, arsenali, depositi, fabbriche di armi, ma che possiedono estreme potenzialità dal punto di vista turistico e che possono essere trasformati in relais di lusso.
Nascosti fra centinaia di caserme in disuso, infatti,ci sono anche palazzi storici e siti di prestigio, come per esempio l’arsenale di Venezia e l’isola di Sant’Andrea, l’arsenale di Taranto, l’isola Palmaria a La Spezia, il deposito di Punta Cugno ad Augusta, le caserme Cavalli e il Comprensorio San Gallo a Firenze, la Tagliamento a Bologna, La Marmora e Mardichi a Torino, la Montebello a Milano, lo Stabilimento del genio a Pavia.
Le strutture, ha rilevato il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, potranno essere messe a disposizione dei Comuni, mentre le aree industriali militari non più in attività potrebbero rivelarsi utili per il sistema industriale civile.
Il ministro Ignazio La Russa ha deciso quindi di affittare, o magari riuscire a vendere tale patrimonio: un’altra legge da cambiare quindi, dato che l’attuale legge non consente di vendere tale patrimonio. E per pubblicizzare i gioielli della Difesa, si metteranno in mostra alla fiera immobiliare di Cannes, da domani (10 marzo) al 13 marzo. La Difesa ci organizzerà un suo stand, in modo da “prendere il biglietto da visita dei potenziali acquirenti.
L’intenzione, spiega il ministro, “non è di decurtare l’operatività e l’efficienza dei nostri militari, ma anzi di migliorarla. E per farlo ci sono due strade, entrambe da percorrere: il riordino del settore e i maggiori introiti”.
Questa delicata operazione di investimento, comunque, non è niente di nuovo sotto il sole. Durante il governo Prodi, infatti, era stata avviata un’iniziativa simile chiamata “Valore Paese”, che avrebbe dovuto valorizzare gli immobili della Difesa. Poi, però, quando il governo è cambiato, i responsabili coinvolti hanno “perso il posto” e l’operazione non è mai davvero decollata.
Speriamo che almeno questa volta, anche se grazie ad un’idea “rubata” agli oppositori, si riesca finalmente a valorizzare questi gioielli che teniamo nel cassetto, dato che sarebbe una bella rifrescata per le casse dello Stato oltre che per i nostri occhi. Niente di sorprendente che poi, anzichè usare questi soldi per sostenere i cittadini, la scuola o le attività commerciali al collasso, il Ministero della Difesa li investa nelle missioni militari all’estero.








