I prezzi degli immobili ancora alle stelle

da Rosie Cade
19 March 2009

Basta spegnere la tv, lasciar perdere i telegiornali e le dichiarazioni ottimistiche del governo, troppo soddisfatto dei suoi interventi - come il DL Anticrisi e il Piano Casa - per accorgersi della realtà. Basta documentarsi un attimo, guardarsi in giro, ascoltare le persone. Il mercato immobiliare è completamente fermo.

I prezzi degli immobili non calano di un euro: nessuno compra e nessuno vende. Le case sono ancora troppo care rispetto al trend europeo e alla crisi dell’economia globale. Non fanno pensare a niente di positivo, infatti, i risultati del Borsino immobiliare di Confedilizia, che ha registrato i valori delle compravendite degli immobili adibiti ad uso abitativo di 104 province (47 città del Nord, 25 del Centro e 32 del Sud).

La media dei prezzi degli immobili in centro variano di città in città:

  • Venezia: 9.500 euro al metro quadro
  • Roma: 7.800 euro al metro quadro
  • Milano: 7.500 euro al metro quadro
  • Trapani: 480 euro al metro quadro

Per le zone semicentrali, invece, la situazione non è migliore:

  • Venezia: 6.200 euro al metro quadro
  • Milano: 5.000 euro al metro quadro
  • Roma: 4.600 euro al metro quadro
  • Crotone, Nuoro, Taranto: 450 euro al metro quadro
  • Vibo Valentia: 400 euro al metro quadro

Per le zone periferiche:

  • Venezia risulta ancora prima in classifica con 3.800 euro al metro quadrato
  • Roma: 3.600 euro al metro quadro
  • Milano: 3.200 euro al metro quadrato
  • Vibo Valentia: 350 euro al metro quadro

Il mercato immobiliare italiano, quindi, è in standby perchè le agenzie immobiliari, abituate a monopolizzare il mercato, non abbassano per niente i prezzi. Di conseguenza, i potenziali acquirenti continuano ad aspettare mutui più vantaggiosi e un calo dei prezzi.

E’ incredibile che in una zona semicentrale di Roma un appartamentino di 50 mq senza balcone, senza una cucina vera e propria e con un minuscolo bagno - con solo water, doccia angolare e lavabo - venga a costare intorno ai 400.000 euro. Sopratutto considerando che allo stesso prezzo in una cittadina della sua provincia si acquista una villetta con giardino e piscina!

Nemmeno le rate dei mutui calano, al contrario del rendimento dei Bot ai minimi storici, e gli stipendi sono uguali al centro, al nord, al sud, nelle grandi metropoli così come nei piccoli paesetti dove il costo della vita è l’esatta metà. Vendere immobili agli stessi prezzi a cui li si vendeva prima della crisi non ha senso: il mercato immobiliare è letteralmente paralizzato.

Per chi ha in mente di acquistare casa, si tratta solo di aspettare: presto inizierà l’effetto domino della vendita al ribasso che si è verificata in altri paesi. Per chi, invece ha intenzione di vendere, l’antidoto al tracollo è cercare ora di realizzare a prezzi più bassi di quelli sperati, ma comunque accettabili per i venditori oltre che vantaggiosi per gli acquirenti.

I prezzi devono essere ritoccati in basso di un buon 40% rispetto al 2008, quando la speculazione li aveva portati alle stelle. Solo così il mercato potrà riprendere fiato, anche se lentamente, e scongiurare la paralisi totale.

Se ti è piaciuto, condividilo!
  • E-mail this story to a friend!
  • del.icio.us
  • Ma.gnolia
  • Facebook

Post relazionati

7 Commenti
19 March 2009
Vito permalink

Sottoscrivo in toto!
Io abito a Bari e vorrei diventare indipendente (28 anni con lavoro stabile). Mi sto guardando attorno e sembra impossibile comprar casa.
Nella periferia e nei paesi limitrofi, strano ma vero, i prezzi sono assolutamente stabili per le nuove costruzioni: 2000/2800 Euro a mq.
E non siamo mica Milano! :-S

Sembra che le agenzie immobiliari e i proprietari di case in vendita siano letteralmente assuefatti e continuano a pretendere fior di migliaia di euro solo perchè “in giro si vende a questo prezzo”, altro che valutazione economica del bene.

Ho seguito più o meno direttamente i lavori per un complesso di palazzine vicino casa dei miei, in periferia. Tre anni fa, nello stesso stabile, gli appartamenti venivano venduti a 1800Euro e adesso a 2400. Incredibile! Sono tutti fuori di testa.
Spero che questa crisi ritorni a far ragionare le persone e che chiudano baracca agenzie immobiliari messe su in fretta e furia per facili guadagni. Mi sembra che le valutazioni delle case vengano fatte “ad occhio e croce” altro che libero mercato.

Vito

19 March 2009
Elisa Coletti permalink

Vito ha assolutamente ragione, soprattutto sulla questione della valutazione immobilaire che comuqnue deve essere oggettiva e ponderata, non approssimativa e in favore di chi vende. A questo potrebbe porre rimedio prendere in considerazione annunci immobiliari privati, ma ad ogni modo non risolve il prolema.
Giorni fa leggevo un articolo sul web degli affitti in aumento proprio perché tra venditore e potenziale acquirente non si arriva ad un accordo soddisfacente per ambo le parti…se riesco a rintracciare il link del sito lo posto, così magari può essere utile per chi vuole farsi un’idea della portata della questione!

19 March 2009
Vito permalink

Fondamentalmente è una questione di percezione del valore.
Ho letto una indagine americana sul incremento dei prezzi negli ultimi 5 anni e l’Italia è in cima alle classifiche (dopo l’Estonia e la Spagna) per l’aumento del prezzo delel case: 105% !! Altro che adeguamento all’inflazione…

Questo vuol dire che i consumatori sono ora “abituati” ad attribuire un valore al bene immobiliare e ogni tentativo di abbassamento del prezzo verrà visto come una perdita significativa di valore dimenticando che il problema è stato l’incremento del 105% del prezzo stesso!
Ovvero, non è una perdita reale quella possibile nei prossimi mesi in caso di abbassamento dei prezzi poichè si è operato - in questi ultimi anni - fuori dai canoni normali di aumento del costo dell’immobiliare.

Morale: non mi intendo di economia, ma a livello di comportamento del consumatore sarà previdibilissimo un debole decremento dei prezzi, non credo oltre il 15%.
Altro discorso vale per i grossi impresari del mattone: sono imprenditori e consapevoli delle logiche di mercato e di quello che hanno “mangiato” fino ad ora, dovranno perciò adeguarsi e abbassare i prezzi.

Vito

19 March 2009
Giovanna permalink

Avete ragione, però magari si può “rosicchiare” qualcosa al mercato immobiliare facendo a meno delle agenzie e affidandosi alle transazioni tra privati!Io ho appena comprato casa così e risparmiando sulle spese d’agenzia e sulle commissioni devo dire che mi sono trovata molto bene (ho cercato su habemuscasa.com). Non so quanto durerà questa crisi ma mia nonna diceva sempre “a mali estremi, estremi rimedi”: al potenziale acquirente servono garanzie e stabilità, e tra l’aumento delle quotazioni e le sempre maggiori problematiche con mutui e finanziamenti ci vuole proprio un lampo di genio!!

19 March 2009

E dopo anni di speculazioni edilizie e prezzi altissimi, nonostante la crisi finanziaria che sembra essere piú lunga del previsto, i prezzi delle case non sono ancora scesi ai livelli accessibili alla maggiroparte della gente. Chissà, forse agenti immobiliari e costruttori prima di perdere i loro investimenti si decideranno a vendere le loro proprietá ad un prezzo decente…

19 March 2009
FLORY permalink

A mio avviso il mercato, ora morto, può riprendersi solo se i prezzi calano ulteriormente. Chi mette in vendita ai prezzi assurdi di 2 o 3 anni fa , IN REALTà NON VUOLE VENDERE, non ha bisogno di vendere: ASPETTA IL POLLO, IL FESSO DA SPENNARE.
Una casa è vendibile solo se il venditore richiede un PREZZO DI RIVENDIBILITà, ovvero se a quel prezzo, al prezzo al quale compra, il compratore riuscirà a sua volta a rivendere l’immobile.

Mi sembra che i casi più eclatanti di IRRIVENDIBILITà presenti sul mercato siano quelli delle case di campagna, cascine, casolari, rustici ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate.
I prezzi delle country house REALMENTE IN VENDITA stanno crollando verticalmente.
Posto al riguardo un articolo, per intero perché l’edizione di settembre del mensile che lo ha pubblicato non è più on line, che ben illustra la situazione delle country house dell’italia centrale e meridionale.

“ Country house: Inglesi in fuga.

Gli Italiani sono stufi del caos urbano, delle città riempitesi di immigrati clandestini, di spacciatori, prostitute, locali notturni della criminalità, di furti, scippi, stupri, estorsioni, ovvero di quell’inferno, quell’incubo in cui sono state colpevolmente trasformate le nostre aree urbane.
Il rapido deterioramento della qualità della vita nelle città ha spinto negli anni passati molte famiglie a esplorare le campagne in cerca di oasi di tranquillità e sicurezza. Ma la speranza di trovare una migliore vivibilità nelle campagne si è rivelata illusoria: soprattutto nelle zone rurali prossime a strade provinciali, a discariche e tralicci o a zone industriali il degrado è simile se non superiore a quello cittadino, con una popolazione locale composta prevalentemente da clandestini magrebini e da Rumeni, e da qualche agricoltore in pensione, troppo vecchio per cambiar casa e scapparsene via.
Tuttavia se oggi ci si allontana dalle provinciali e ci si addentra nelle campagne e nei piccoli borghi più sperduti si ha una duplice sorpresa: i casolari più isolati e inaccessibili sono stati comprati nello scorso decennio da Inglesi, e, guarda caso, ora questi Inglesi stanno vendendo in massa.
La moda che negli anni scorsi sembrava irrefrenabile, per cui i sudditi di Sua Maestà Britannica correvano a comprare a prezzi assurdi le più scassate e scatafossate bicocche per restaurarle e corredarle di piscina, è finita. Ed è finita decisamente male per gli Inglesi, che ora devono rivendere case scomodissime e costose, case che nessun Italiano vuole, almeno a quei prezzi.
La trascorsa decennale epopea delle case di campagna comprate dagli Inglesi è tutta da ridere, roba da commedia all’italiana. Beandosi della sterlina allora forte, i Britanni compravano quasi a occhi chiusi cascine, rustici, i cosiddetti casolari tipici umbri, marchigiani, pugliesi. Tali umide, maleodoranti e malferme catapecchie erano state abbandonate negli anni ’60 e ’70 dai nostri agricoltori i quali, godendo di tutti i benefici e i privilegi creditizi e fiscali loro concessi a piene mani dalla Bonomiana in cambio del consenso elettorale alla Democrazia Cristiana, si erano fabbricati moderni edifici, autentiche ville e palazzi dotati di ogni confort. Questi contadini, così beneficiati dal (nostro) pubblico denaro, non immaginavano certo di essere colpiti da un’altra imprevedibile fortuna: la moda inglese dell’italian dream, il sogno italiano della country house nel Bel Paese.
L’Italiano è furbo, ha l’occhio lungo, il contadino in particolare, scarpe grosse e cervello fino, con alle spalle una secolare tradizione di ruberie al padrone, agli antichi proprietari terrieri (quelli, per intenderci, che avevano appoggiato il fascismo, poi nel dopoguerra sterminati dalla DC a favore dei contadini stessi).
Ebbene, il furbo vergaro italico, magari col figlio geometra o mediatore, ha colto al volo e ben sfruttato l’ingenua moda britannica: capanne e ruderi di tufo o di altro materiale scadente, in luoghi scomodissimi, lontani da ogni tipo di servizi, che prima degli Inglesi nessuno voleva nemmeno in regalo, venduti per centinaia di milioni di lire a eccitati (“excited”!) sudditi britannici. Poi le famiglie contadine festeggiavano l’insperato affare crapulando in oceanici banchetti ai quali venivano invitati parenti e amici, e, ovviamente, i “chicken” britannici ben spennati.
Ma l’affare non finiva lì: il neoacquistato rudere doveva essere ristrutturato. Tutti conosciamo lo scarso fairplay italico quando si tratta di differenziare i prezzi per turisti stranieri dai prezzi per Italiani: nelle campagne tale differenziazione è stata elevata all’ennesima potenza. All’ingenuo acquirente, reso ancor più fidente da abbondanti “lunch” e da tanta falsa accoglienza iniziale, veniva consigliato per i lavori il cugino geometra, il cognato muratore, il genero idraulico, la nipote titolare dell’agenzia per le pratiche burocratiche, l’amico rivenditore di materiali per l’edilizia. Case del valore finale reale di 100.000 – 200.000 euro venivano a costare 400.000, 500.000, 600.000 euro. Una pacchia, una vera manna per i nostri campagnoli che, giustamente, ne approfittavano, in base al principio: “Finché si trovano i polli…”.
Poi arrivò l’anno domini 2008, l’anno dei subprime, del crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dei fallimenti a raffica di banche e assicurazioni inglesi, del governo britannico che per turare le falle nel sistema creditizio si svenava e stampava sterline come se fossero volantini pubblicitari. E la sterlina contro l’euro crollava, crollava, sempre più in basso, sempre più in fondo: 1.7, 1.4, 1.3, 1.1 … E gli Inglesi residenti nelle bicocche con piscina restaurate a caro prezzo, che avevano redditi in sterline, convertivano quelle sterline in sempre meno euro, e cominciavano a chiedersi: “Ma non ci converrà ritornarcene in Gran Bretagna (“go back home”), visto che qui in Italia con le nostre sterline svalutate non ci compriamo più nulla?”. Oltretutto i Britanni si erano nel frattempo stufati di coltivare stentate erbette e verdurine per le talpe, di scorazzare inutilmente coi loro fuoristrada con targa gialla e guida a destra per le nostre campagne, belle sì, ma prive di servizi, di vita sociale tra gente sopportabile, di comodità, così desolate durante le lunghe invernate, e, in fin dei conti, noiose da inedia. Si erano stancati di attendere l’ispirazione artistica raccogliendo in continuazione col retino insetti, formiche, vermi di mosche e altra campagnola sporcizia galleggiante nell’acqua delle loro piscine. Si erano accorti che l’Italia, la vagheggiata Italia, l’italian dream, più che un sogno era un incubo di clandestini, malavita, tasse, burocrazia, servizi pubblici scadentissimi, rapine e stupri in villa…
E allora hanno pensato: “Ma se vendiamo questo nostro casolare tipico toscano umbro marchigiano che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro, e convertiamo queste centinaia di migliaia di euro in sterline, poi con tutte queste sterline in Inghilterra torniamo a vivere da signori”. Ed ecco allora gli Inglesi affollare le nostre agenzie immobiliari, ecco i mediatori riempire bacheche, siti internet e giornaletti immobiliari di casolari tipici ristrutturati con piscina in vendita… ma, ma….
Ma nessuno compra.
Nessun Italiano con famiglia, con figli e/o anziani, può andare a vivere in quelle lande isolate e sperdute, vicino a qualche spopolato paesetto di vecchi, senza servizi, senza scuole, senza ospedali. Nessun Italiano è disposto poi, anche se libero dalle necessità di una famiglia, a pagare un immobile tre, quattro, cinque volte il suo reale valore. Anche perché l’acquirente italiano, sempre con l’occhio lungo, pensa: “Ma un domani, se dovrò rivendermi questa bicocca in campagna, quale fesso me la comprerà?”. Senza contare infine che sul valore delle aree rurali incombe il 2013, l’anno in cui, in ossequio ad accordi liberisti di commercio mondiale già siglati, tesi a favorire le esportazioni agricole di paesi emergenti, l’Europa toglierà agli agricoltori quei sussidi che finora ne avevano permesso la sopravvivenza, con conseguente futuro deprezzamento e cambio di destinazione (a pascolo) dei terreni.
Devo dire che il riconosciuto senso pratico, il tradizionale empirismo britannico, sta inducendo i venditori inglesi a una corsa al ribasso dei prezzi, spesso in concorrenza tra connazionali. In questo i Britannici si stanno dimostrando più realisti e lungimiranti di quei vergari nostrani ai quali il casolare tipico, il rustico, è rimasto ancora invenduto, e che continuano a chiedere prezzi superiori ai 100.000 euro, non comprendendo che, finita la moda degli Inglesi, il mero valore di cubatura delle loro catapecchie è di 10.000 – 20.000 euro al massimo. E per questi 10.000 – 20.000 euro devono ringraziare certe demenziali e antilibertarie normative statali e regionali che impediscono tirannicamente al cittadino la libertà primaria di costruire sulla sua proprietà, sulla sua terra, o lo taglieggiano imponendogli oneri di fantomatiche urbanizzazioni e altre tasse assurde. In mancanza di tali leggi vessatorie e predatorie, in un regime di libero mercato, il valore delle dette bicocche sarebbe negativo: il costo della loro demolizione.
Rimangono pur tuttavia come acquirenti dei casolari tipici i Magrebini e i Rumeni, a prezzi ovviamente magrebini e rumeni. “

(Articolo di Filippo Matteucci su ItaliaReale di Settembre)

I miei consigli per gli acquisti di case sono i seguenti, pochi ma sicuri:

evitate gli acquisti di moda o romantico-bucolico-agresti: andate sul sicuramente rivendibile,
comprate nei centri o nelle zone di immediata o prossima espansione urbanistica,
comprate nelle città capoluogo di provincia o nelle cittadine turistico-balneari più richieste,
comprate case costruite negli anni ’60 e ’70: hanno una qualità costruttiva migliore e stanze più grandi rispetto alle nuove costruzioni pur costando un po’ meno, non hanno bisogno di grandi ristrutturazioni e sono più vivibili di certi loculi-alveari a caro prezzo,
guardate allo spazio a disposizione: più ce n’è e meglio è, corti, giardini, parcheggi, garage (meglio se doppi), e non alle finiture o alla jacuzzi o alla robotica (dà solo problemi),
riscaldamento rigorosamente autonomo,
se avete sufficiente capitale, compratevi case singole con corte e giardino, vivrete meglio…. altrimenti studiatevi il regolamento di condominio: più divieti (di comportamenti da cafoni) ci sono, più il condominio e l’immobile sono di sicura qualità.

19 March 2009
Francisci permalink

Nessuno vi svenderà il proprio immobile per quattro soldi… a meno che non sia con l’acqua alla gola.. perciò non sperate di arricchirvi con la crisi.. almeno in italia!
Tanto tra 10 anni l’immobile arriverà di nuovo allo stesso valore del 2008.. ipoteticamente per chi possiede degli immobili vale la pena aspettare…no?
L’affitto va pur sempre bene di questi tempi O.o

Lascia un commento