Se proprio non sopporti i vicini… comprati un’isola

da Rosie Cade
28 April 2009

Acquistare un’intera isola come investimento immobiliare. L’idea può sembrare folle o irrealizzabile in quanto si pensa che nessuno venderà mai un’isola. Certo, se pensiamo alla Sicilia o all’Isola d’Elba e, in generale, ai mari e ai laghi europei in effetti la prospettiva che una simile vendita abbia luogo è molto remota (anche se vedremo che ci sono delle eccezioni).

Se, invece, si dispone di un capitale sufficientemente ampio e si è disposti a spostarsi in qualche zona remota del globo allora le possibilità di comprarsi un’isola diventano molto più concrete.

Vediamo qualche esempio, iniziando dal cuore dell’Africa dove troviamo una isola incontaminata posta tra le acque dell’immenso lago Victoria (il secondo più grande al mondo), sul lato Ugandese.dello specchio d’acqua. Nonostante che si sia in Africa, l’altitudine di 1200 metri assicura temperature sopportabili e l’isola è coperta di foresta vergine e abitata da uccelli e piccole scimmie.

Viene proposta come luogo ideale per un resort in quanto dista 45 minuti dall’aeroporto internazionale di Entebbe, ma niente vieta di costruircisi una villa per vacanze decisamente esclusive. Il prezzo? Un milione e mezzo di dollari, che al cambio attuale sono poco più di un milione e 130mila euro.

Negli Stati Uniti, per la precisione in Massachussets, è disponibile per 750.000 dollari (poco più di 560.000 euro, quindi il prezzo di un appartamento di lusso a Roma o Milano), Horse Island. Un terreno privato di 38mila metri quadrati privo di costruzioni e raggiungibile in barca o attraversando il terreno paludoso che la congiunge alla costa. .

Come detto all’inizio, non si tratta di opportunità che si presentano soltano per località estrememente remote o di difficile accesso. Nel Mare Adriatico, ad esempio, al Croazia vende numerose isole e isolette dell’arcipelago delle Kornati e delle Pakleni, come questa è in vendita. Una di queste ha una superficie di 200mila metri quadrati ed una elevazione massima di 40 metri sopra il livello del mare, con vegetazione mediterranea e distante 8 miglia nautiche (poco più di 15 km) dalla costa davanti a Biograd, per intendersi poco a nord di Ancona, chiaramente sull’altra sponda dell’Adriatico. Prezzo richiesto un milione e duecentomila euro (6 euro / mq.).

Nel Nord Europa, invece, varie proposte vengono dalla Finlandia, il Paese dei Mille Laghi che, punteggiati come sono da piccole isole, sono un paradiso per chi cerca la pace e la tranquillità attraverso un pezzo di terra esclusivo e circondato dall’acqua. Facciamo un esempio con un’isola di 27mila metri quadrati di terreno che compongono una proprietà che contiene un’isola principale e alcuni isolotti più piccoli. La superficie edificabile è di 300 metri quadrati e ci sono già delle costruzioni come un magazzino e, inevitabilmente vista la zona, una sauna. Mancano però l’acqua potabile e la corrente elettrica.

Ci sono opportunità anche in Italia, come un’isola nella laguna di Venezia con 190.000 metri quadrati di terreno emerso su cui si trovano già una villa e quattro case coloniche a cui si aggiunge una valle da pesca (allevamento) e quasi 400mila metri quadrati di zona paludosa. La vicinanza alla Serenissima fa lievitare il prezzo fino a ben 5 milioni di euro.

Opportunità quindi di dimensioni adatte a molte delle tasche più capienti, la sceltà dipenderà dalla voglia di isolamento e dalle prospettive di investimento. Molte di queste proprietà, infatti, possono essere adatte a costruire dei resort o delle strutture turistiche di dimensioni più contenute e ci sono vari siti, questo ad esempio, che si offrono come intermediari per questi acquisti.

Se ti è piaciuto, condividilo!
  • E-mail this story to a friend!
  • del.icio.us
  • Ma.gnolia
  • Facebook

Post più commentati

1 Commento
28 April 2009
floriano permalink

· a mio avviso il mercato, ora morto, può riprendersi solo se i prezzi calano ulteriormente. chi mette in vendita ai prezzi assurdi di 2 o 3 anni fa , IN REALTà NON VUOLE VENDERE, non ha bisogno di vendere: ASPETTA IL POLLO, IL FESSO DA SPENNARE.
una casa è vendibile solo se il venditore richiede un PREZZO DI RIVENDIBILITà, ovvero se a quel prezzo, al prezzo al quale compra, il compratore riuscirà a sua volta a rivendere l’immobile.

mi sembra che i casi più eclatanti di IRRIVENDIBILITà presenti sul mercato siano quelli delle case di campagna, cascine, casolari, rustici ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate.
i prezzi delle country house REALMENTE IN VENDITA stanno crollando verticalmente.
posto al riguardo un articolo, per intero perché il mensile che lo ha pubblicato non è più on line, che ben illustra la situazione delle country house dell’italia centrale e meridionale.

“Country house: Inglesi in fuga.

Gli Italiani sono stufi del caos urbano, delle città riempitesi di immigrati clandestini, di spacciatori, prostitute, locali notturni della criminalità, di furti, scippi, stupri, estorsioni, ovvero di quell’inferno, quell’incubo in cui sono state colpevolmente trasformate le nostre aree urbane.
Il rapido deterioramento della qualità della vita nelle città ha spinto negli anni passati molte famiglie a esplorare le campagne in cerca di oasi di tranquillità e sicurezza. Ma la speranza di trovare una migliore vivibilità nelle campagne si è rivelata illusoria: soprattutto nelle zone rurali prossime a strade provinciali, a discariche e tralicci o a zone industriali il degrado è simile se non superiore a quello cittadino, con una popolazione locale composta prevalentemente da clandestini magrebini e da Rumeni, e da qualche agricoltore in pensione, troppo vecchio per cambiar casa e scapparsene via.
Tuttavia se oggi ci si allontana dalle provinciali e ci si addentra nelle campagne e nei piccoli borghi più sperduti si ha una duplice sorpresa: i casolari più isolati e inaccessibili sono stati comprati nello scorso decennio da Inglesi, e, guarda caso, ora questi Inglesi stanno vendendo in massa.
La moda che negli anni scorsi sembrava irrefrenabile, per cui i sudditi di Sua Maestà Britannica correvano a comprare a prezzi assurdi le più scassate e scatafossate bicocche per restaurarle e corredarle di piscina, è finita. Ed è finita decisamente male per gli Inglesi, che ora devono rivendere case scomodissime e costose, case che nessun Italiano vuole, almeno a quei prezzi.
La trascorsa decennale epopea delle case di campagna comprate dagli Inglesi è tutta da ridere, roba da commedia all’italiana. Beandosi della sterlina allora forte, i Britanni compravano quasi a occhi chiusi cascine, rustici, i cosiddetti casolari tipici umbri, marchigiani, pugliesi. Tali umide, maleodoranti e malferme catapecchie erano state abbandonate negli anni ’60 e ’70 dai nostri agricoltori i quali, godendo di tutti i benefici e i privilegi creditizi e fiscali loro concessi a piene mani dalla Bonomiana in cambio del consenso elettorale alla Democrazia Cristiana, si erano fabbricati moderni edifici, autentiche ville e palazzi dotati di ogni confort. Questi contadini, così beneficiati dal (nostro) pubblico denaro, non immaginavano certo di essere colpiti da un’altra imprevedibile fortuna: la moda inglese dell’italian dream, il sogno italiano della country house nel Bel Paese.
L’Italiano è furbo, ha l’occhio lungo, il contadino in particolare, scarpe grosse e cervello fino, con alle spalle una secolare tradizione di ruberie al padrone, agli antichi proprietari terrieri (quelli, per intenderci, che avevano appoggiato il fascismo, poi nel dopoguerra sterminati dalla DC a favore dei contadini stessi).
Ebbene, il furbo vergaro italico, magari col figlio geometra o mediatore, ha colto al volo e ben sfruttato l’ingenua moda britannica: capanne e ruderi di tufo o di altro materiale scadente, in luoghi scomodissimi, lontani da ogni tipo di servizi, che prima degli Inglesi nessuno voleva nemmeno in regalo, venduti per centinaia di milioni di lire a eccitati (“excited”!) sudditi britannici. Poi le famiglie contadine festeggiavano l’insperato affare crapulando in oceanici banchetti ai quali venivano invitati parenti e amici, e, ovviamente, i “chicken” britannici ben spennati.
Ma l’affare non finiva lì: il neoacquistato rudere doveva essere ristrutturato. Tutti conosciamo lo scarso fairplay italico quando si tratta di differenziare i prezzi per turisti stranieri dai prezzi per Italiani: nelle campagne tale differenziazione è stata elevata all’ennesima potenza. All’ingenuo acquirente, reso ancor più fidente da abbondanti “lunch” e da tanta falsa accoglienza iniziale, veniva consigliato per i lavori il cugino geometra, il cognato muratore, il genero idraulico, la nipote titolare dell’agenzia per le pratiche burocratiche, l’amico rivenditore di materiali per l’edilizia. Case del valore finale reale di 100.000 – 200.000 euro venivano a costare 400.000, 500.000, 600.000 euro. Una pacchia, una vera manna per i nostri campagnoli che, giustamente, ne approfittavano, in base al principio: “Finché si trovano i polli…”.
Poi arrivò l’anno domini 2008, l’anno dei subprime, del crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dei fallimenti a raffica di banche e assicurazioni inglesi, del governo britannico che per turare le falle nel sistema creditizio si svenava e stampava sterline come se fossero volantini pubblicitari. E la sterlina contro l’euro crollava, crollava, sempre più in basso, sempre più in fondo: 1.7, 1.4, 1.3, 1.1 … E gli Inglesi residenti nelle bicocche con piscina restaurate a caro prezzo, che avevano redditi in sterline, convertivano quelle sterline in sempre meno euro, e cominciavano a chiedersi: “Ma non ci converrà ritornarcene in Gran Bretagna (“go back home”), visto che qui in Italia con le nostre sterline svalutate non ci compriamo più nulla?”. Oltretutto i Britanni si erano nel frattempo stufati di coltivare stentate erbette e verdurine per le talpe, di scorazzare inutilmente coi loro fuoristrada con targa gialla e guida a destra per le nostre campagne, belle sì, ma prive di servizi, di vita sociale tra gente sopportabile, di comodità, così desolate durante le lunghe invernate, e, in fin dei conti, noiose da inedia. Si erano stancati di attendere l’ispirazione artistica raccogliendo in continuazione col retino insetti, formiche, vermi di mosche e altra campagnola sporcizia galleggiante nell’acqua delle loro piscine. Si erano accorti che l’Italia, la vagheggiata Italia, l’italian dream, più che un sogno era un incubo di clandestini, malavita, tasse, burocrazia, servizi pubblici scadentissimi, rapine e stupri in villa…
E allora hanno pensato: “Ma se vendiamo questo nostro casolare tipico toscano umbro marchigiano che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro, e convertiamo queste centinaia di migliaia di euro in sterline, poi con tutte queste sterline in Inghilterra torniamo a vivere da signori”. Ed ecco allora gli Inglesi affollare le nostre agenzie immobiliari, ecco i mediatori riempire bacheche, siti internet e giornaletti immobiliari di casolari tipici ristrutturati con piscina in vendita… ma, ma….
Ma nessuno compra.
Nessun Italiano con famiglia, con figli e/o anziani, può andare a vivere in quelle lande isolate e sperdute, vicino a qualche spopolato paesetto di vecchi, senza servizi, senza scuole, senza ospedali. Nessun Italiano è disposto poi, anche se libero dalle necessità di una famiglia, a pagare un immobile tre, quattro, cinque volte il suo reale valore. Anche perché l’acquirente italiano, sempre con l’occhio lungo, pensa: “Ma un domani, se dovrò rivendermi questa bicocca in campagna, quale fesso me la comprerà?”. Senza contare infine che sul valore delle aree rurali incombe il 2013, l’anno in cui, in ossequio ad accordi liberisti di commercio mondiale già siglati, tesi a favorire le esportazioni agricole di paesi emergenti, l’Europa toglierà agli agricoltori quei sussidi che finora ne avevano permesso la sopravvivenza, con conseguente futuro deprezzamento e cambio di destinazione (a pascolo) dei terreni.
Devo dire che il riconosciuto senso pratico, il tradizionale empirismo britannico, sta inducendo i venditori inglesi a una corsa al ribasso dei prezzi, spesso in concorrenza tra connazionali. In questo i Britannici si stanno dimostrando più realisti e lungimiranti di quei vergari nostrani ai quali il casolare tipico, il rustico, è rimasto ancora invenduto, e che continuano a chiedere prezzi superiori ai 100.000 euro, non comprendendo che, finita la moda degli Inglesi, il mero valore di cubatura delle loro catapecchie è di 10.000 – 20.000 euro al massimo. E per questi 10.000 – 20.000 euro devono ringraziare certe demenziali e antilibertarie normative statali e regionali che impediscono tirannicamente al cittadino la libertà primaria di costruire sulla sua proprietà, sulla sua terra, o lo taglieggiano imponendogli oneri di fantomatiche urbanizzazioni e altre tasse assurde. In mancanza di tali leggi vessatorie e predatorie, in un regime di libero mercato, il valore delle dette bicocche sarebbe negativo: il costo della loro demolizione.
Rimangono pur tuttavia come acquirenti dei casolari tipici i Magrebini e i Rumeni, a prezzi ovviamente magrebini e rumeni.”

(articolo di Filippo Matteucci su ItaliaReale di settembre)

Lascia un commento